Nessuno conosce le proprie possibilità finché non le mette alla prova [Publilio]

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About eneri

Qualcuna a cui piace scrivere, ma che non riesce mai pienamente a esprimersi e ha continui blocchi e periodi neri d'ispirazione. Sono anche capace di dispensare buoni consigli senza però metterli per prima in pratica. Una testa quadra, mi han definita, e sto lavorando per cambiare quest'opinione. Mi piace la fantasia, ma spesso mi attengo troppo alla forma. Se sapessi di avere almeno altre due vite di scorta credo non mi farei costantemente mangiare dall'ansia. Un giorno imparerò a gestirmi.
Per il momento mi limiterò a questo spazio, dedicandomi al mio più grande sogno, condividendolo con chiunque voglia fermarsi a discutere di quanto varia e bella sia l'Ars Scribendi.
Benvenuti!

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About sakijune

« Some people are born old », diceva Yoko Ono, e questo è già il mio ritratto - a ventisei anni. Scrivo per non annaspare nelle mie paure, per esorcizzarle, e per un'inesauribile vanità. Scrivo fanfiction sui personaggi emarginati, quelli che gli autori e/o registi hanno messo lì come schizzi d'inchiostro deformi, sforzandomi di dare loro una dignità. E di farli somigliare a me, lo ammetto. Questa è la mia missione principale. Ho anche una vita reale, da qualche parte per fortuna.

[æ] L'account di SakiJune su EFP.
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About camiwar

La vita, o la si vive o la si scrive, disse Pirandello.
Io sto provando con tutte le mie forze a fare entrame le cose...
Pazza. Folle senza speranza di redenzione. Tendo a fissarmi su un personaggio alla volta, tendo a prendere i caratteri che mi piacciono di più e ad applicarli a me. Tendo. A un sacco di cose XD. Scrivere è l'unica cosa che credo di saper fare bene, ma ho sempre bisogno che qualcuno mi dica che ci sto riuscendo davvero. Penso che il mio problema principale sia il fatto di credere in ideali che esistono solo nella fantasia... e di applicarli ad una realtà che non li accetta.

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A.A.A. collaborazione

Stiamo cercando collaboratori disposti a mettersi sotto a scribacchiare articoli da pubblicare sul blog con una certa regolarità (ma senza fustigarvi in caso contrario, ovviamente). Vogliamo appassionati, sia scrittori sia accaniti lettori, che conoscano bene il mondo delle fanfiction, con idee o anche con tanta buona volontà! Il lavoro non manca di certo! :P Se la cosa può interessarvi, mandateci un’e-mail con presentazione e magari qualche progetto!

Se invece avete del materiale che ritenete coerente e quindi allegabile a quanto già presente sul blog, non esitate a inviarcelo! Gli articoli pubblicati saranno corredati dal nick dell’autore e da un link a un profilo o a un sito dello stesso!

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questione di pairing

[domenica, 27 luglio 2008]


Huh, huh, huh.
Lo troverete scritto su tutti i forum di fanwriters: "L'importante è scrivere in italiano corretto, e sviluppare una trama coerente".
Già. Le fyccyne (con due ipsilon) strabordano dai server con il loro seguito di pseudo-recensioni urlanti, e tutto ciò che chiedono i lettori "seri" è il rispetto della forma... O no?

Solo teoricamente, ragazzi, in realtà ci si aspetta di più. Un tantino, dico, un tantino di originalità... quando la si trova, si passa sopra a tante altre cosucce. Gli errori di ortografia si possono correggere, quelli di sintassi pure, si possono eliminare errori di canon e quant'altro: i beta-reader sono fatti apposta. Ma nessuno può aiutarci ad inventare una storia. Se manca la fantasia, c'è poco da fare; potete darvi al giornalismo o alla saggistica, ma dovete ammettere che il mondo delle fan fiction è doppiamente legato all'immaginazione.

Perciò non pensate a ciò che gli altri vorrebbero leggere, o alle "mode" del sito in cui pubblicate di solito.
Concentratevi su quello che voi avreste voluto che accadesse ai personaggi del fandom che amate, e poi lasciatevi andare. La storia è già scritta nella vostra mente, aspetta soltanto di venire alla luce. Ancora un po' di sforzo...

"Mi è venuta bene, direi. Però non la pubblico"
"E perché?"
"Rin non può mettersi con Kohaku, tutti scrivono di lei e Sesshomaru"

Appunto, tutti sono abbastanza, perché non diventare l'eccezione? Non dovete essere anticonformisti a tutti i costi, nossignori. Evviva chi dedica la propria vita a SasuSaku, evviva i Cotton Candy, i Wotcher Wolvie (questi ultimi mi annoverano tra le loro file) e in generale chi regge una bandiera e la sventola con autentica convinzione. Ma non fatevi condizionare contro la vostra volontà.
C'est de l'indoctrinement, mes enfants.
La novità è linfa vitale, dona nuovi lettori a fandom stantii, e - ciò che è più importante - stimola a sua volta la fantasia dei vostri "colleghi".

Quando avete in mano una storia spumeggiante, radioattiva, allora potete pensare a plasmarla e renderla credibile. Lavorare a mente fredda sul materiale "incandescente" (questa espressione mi pare sia sempre del maestro King) e poi donare al mondo il vostro lavoro: ne vale la pena, anche a dispetto delle poche recensioni iniziali. La rivoluzione parte dal singolo, sempre e comunque... date il buon esempio. Prima o poi tutti shipperanno Naoki/Yasu, basta crederci.

|| scribacchiato da SakiJune intorno alle 22:36 ||
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• Categoria: personaggi

Scrivere...

[lunedì, 21 luglio 2008]

Per scrivere, non basta appoggiare la penna sul foglio e lasciare che scivoli lenta.

Le parole devono scorrere dal cuore alla penna, crescendo e maturando nel tragitto.

è inutile cercare di produrre qualcosa se non si è nello spirito di farlo, la penna diventa pesante come piombo, e così le parole che ne escono.

Un buono scritto non deve per forza essere lungo, bastano poche parole ben piazzate per esprimere emozioni che si marchieranno a fuoco nel cuore del lettore.

 

In ogni storia ci sono persone che vi camminano dentro, in lungo e in largo: i personaggi.

Possono essere buoni o cattivi, ma sono pur sempre collegati a chi li inventa. Che lo vogliamo o no, in ognuno di loro c'è un pezzetto di noi.

Il protagonista non deve essere perfetto, nessuno lo è. Se è il personaggio principale ad avere tutte le idee migliori, a salvare tutto e tutti senza il minimo segno di incertezza, la storia perde in credibilità; più umano sarà il vostro protagonista, più il lettore lo sentirà vicino e lo apprezzerà.

Gli antagonisti solitamente hanno delle buone ragioni per esserlo: infanzia triste, perdita dell'amata e altre funeste vicende di questo genere. Le risate malefiche non sono vietate, così come un po' di sana cattiveria insita, ma non fermatevi all'aspetto esteriore di questi sventurati personaggi. Dopo tutto, anche loro meritano un po' di rispetto... senza di loro la storia non esisterebbe. Il lettore deve poter dire: "Ok, era un gran bastardo. Ma..."

Divertitevi inventando i personaggi, dando loro parti di voi che vi sembrabo appropriate, e non stupitevi se, in caso doveste farli morire, vi sentirete male e in colpa... è un po' come condannare una parte di noi.

 

Ispiratevi, ma siate originali.

Nulla ferisce di più uno scrittore che vedere il suo lavoro rubato da altri.

Quindi pensate a come vi sentireste, se altri si prendessero i complimenti per qualcosa su cui avete sudato voi.

 

Scrivere mette le ali, sulla carta possiamo fare cose che nella vita vera ci sono precluse.

La maggior parte delle storie ha un lieto fine, e in questo la fantasia è un paio di passi avanti alla realtà.

Scrivere è libertà... basta prendere la rincorsa e Via!

 

Se lo fate con il cuore (ma anche con un pochetto di testa) potrete scrivere qualsiasi cosa.

Qualsiasi cosa ne pensino i vostri padri.

Qualsiasi cosa ne pensino le vostre madri.

(questo punto delicato verrà approfondito in un prossimo post... ) 

E Ricordate Sempre:

Verba volant, scripta manent.

|| scribacchiato da Camiwar intorno alle 12:13 ||
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• Categoria: ars scribendi

La via delle sensazioni

[martedì, 15 luglio 2008]

La via delle sensazioni
... verso l'ispirazione

 

Say goodbye,

close your eyes

Remember me

 

 

Di’ arrivederci, chiudi gli occhi… e ricordati di me.

Perché poi inizia il viaggio.

 

Non so quanti di voi amino la macchina. Personalmente trovo che sia un ambiente rilassante dove è magnifico ascoltare la musica. Forse un po’ come il treno, ma la macchina ha qualcosa che al treno manca, anche se non so specificare di preciso cosa.

Però ecco, le cuffiette e il paesaggio sono in grado di attivare quella parte della mente capace di spingerti al di là di quello che vedi.

La musica scorre, il paesaggio scorre… e la fantasia corre a ridosso di entrambe. Vola.

Ci si dissolve totalmente, si rimane assorti, in contemplazione. Esteriormente.

Internamente si muovono pensieri, frullano idee, si accendono sensazioni.

Non nasce l’ispirazione?

 

Quanti, in un momento catartico come questo, avrebbero voluto avere sotto un taccuino, una penna, un maledetto foglio di carta? Perché tutto ciò che viene a galla, tutte le scene, i gesti, i personaggi, corrono anch’essi su quel paesaggio che si ammira al di là del vetro, e sembrano quasi costretti a sfumare, lasciando vaghe tracce, come i sogni, quando poi finalmente si può impugnare il sacro strumento dello scrivere.

 

 

Walk away,

the sun remains

Remember me

 

 

La musica ha da sempre la capacità, il potere, la leggiadria di ipnotizzare non solo la mente, ma le sensazioni in generale, di trarle fuori dal contesto quotidiano e immergerle nel ritmo. Probabilmente la musica è la compagna ideale dell’ispirazione, una sorta di calamita cui la Beffarda non può rifiutarsi di rispondere. La musica è varia: è forte, dolce, stridente, irretente, inviluppa e trascina al di là di ciò che è reale e tangibile.

Quante volte per scrivere bisogna scegliere la canzone giusta, in grado di dare alle parole il giusto tempo, la giusta cadenza? Spesso le scene vengono a costruirsi su un ritmo particolare, rapido, spesso lirico, quello che evoca ciò che si vuole trasmettere?

 

 

Feel I’m gone,

my heart goes on

Remember me

[Remember meJourney]

 

 

Altrettante volte è necessario spegnere quel volume che ha creato le immagini per dare loro ordine in silenzio. Eppure, l’impronta della musica rimane, continua a vibrare nell’aria. E’ ancora la chiave per tenere aperta la porta dell’ispirazione. Quante volte si è preferito, soprattutto d’estate, scrivere con la quiete notturna, quasi ringraziando per l’aria fresca?

 

 

Lettori, questo post (che ha tanto il sapore di un semplice assaggio) era per darvi il bentornato sul blog Giovani Scrittori Crescesi, e per scusarci (soprattutto io) della mancanza di articoli fino ad adesso.

Siamo in “Summer Time”, abbiamo una nuova collaboratrice, Camiwar, e la speranza di poter ricominciare i nostri giochi di parole anche con questo caldo afoso :D

Quindi, scrittori, fanwriter, commentatori e semplici curiosi, si ricomincia il viaggio nei meandri dell’Ars Scribendi! ^__^

 

Benvenuta anche alla nostra mascotte, Penny!
[© Camiwar]

|| scribacchiato da Eneri intorno alle 22:01 ||
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• Categoria: new entry, le vie dell ispirazione

Forma: qualcosa da scartare?

[giovedì, 14 febbraio 2008]

Anche l’occhio vuole la sua parte.
Un detto abbastanza ricorrente che, accoppiato alla categoria di questo post, “questione di forma”, sembra davvero aprire una rubrica su consigli dietetici. Ma diciamo più propriamente estetici.

La domanda jolly di questa volta è: Che cos’è la forma di un testo?
Un quesito banale, la cui risposta, tuttavia, se ne allontana un po’.
Indubbiamente, la concezione di “aspetto” di una storia varia da autore a autore. Per qualcuno non è niente, la semplice parte visibile del testo; per altri è rigoroso ordine (e qui la sottoscritta alza la manina); per un’altra fetta ancora di writers è divertimento.

Più di una volta mi è stato detto che “l’importante è scrivere(talvolta [!] anche soprassedendo sulla grammatica, ma questo sarà un altro argomento). Quindi, a conseguenza di tale affermazione, finito un capitolo lo si pubblica senza problemi.
Ma a differenza di Word, internet è un po’ più “stupido”: se non gli si dice chiaramente (medianteHTML) che alla fine di una riga deve andare a capo, quello prosegue dritto, come un toro che vede rosso, sintetizzando l’intero scritto in un blocco compatto in cui si susseguono indistintamente dialoghi, descrizioni, perfino titoli e commenti finali. Insomma, con i caratteri pre-impostati minuscoli di alcuni siti bisogna poi prenotare una visita oculistica, e non è piacevole.
Per questo, quando si presenta una storia con la suddetta caratteristica, parecchi fanno marcia indietro, non avventurandosi nei meandri contorti delle frasi.

C’è poi chi, manualmente o sfruttando editor, prima di regalare al pubblico una nuova novella si premura di inserirvi la cosiddetta “formattazione”, che altro non è su Word l’opzione del grassetto, dell’italico, della sottolineatura, o anche l’impostazione a destra, al centro, a sinistra del testo e via dicendo con tutti i possibili giochi applicabili alle fanfic.
Il risultato finale è forse il “banale” racconto nero su bianco, spesso con i pensieri in corsivo, il titolo centrato, la spaziatura tra paragrafi, ecc… Fondamentalmente qualcosa di comprensibile, che può arricchirsi di sfumature eleganti con un particolare carattere (l’English111 per i titoli, un Book Antiqua per le citazioni, e poi i font più leggibili tra Arial e Verdana per il resto) o variazioni sulla grandezza dello stesso (sempre, preferibilmente, qualcosa che si aggiri tra il piccolo e il medio).
Una marcia in più è data al testo dal rientrato all’inizio di ogni paragrafo, ma pure dalla spaziatura che può dividere tra sé le frasi di un pezzo se si vuole dare “ampio respiro” alla narrazione o quando si preferisce sottolineare la differenza tra vari momenti o passaggi (come nel caso del cambio di sequenza).

Salendo per gradi, dai post monolitici, passando per i formali, si giunge a quelli dalla variopinta creatività. Non è raro infatti aprire una storia in cui, citando Yami nei commenti all’articolo di SakiJune, ci si trova colpiti da un “cazzotto cromatico”. Sebbene non sia sempre così.
C’è chi differenzia i dialoghi tra i personaggi in mancanza (voluta) di parti narrativo-descrittive; o invece, come mi capitò tempo fa, si possono colorare le frasi di una canzone nelle Song-Fic per dar loro maggior enfasi o quasi per evocare ciò di cui parlano (per dare un esempio pratico, colorarle di rosso se queste citano il fuoco) e offrire qualcosa in più all’atmosfera creata.
Tuttavia, è la maggior parte dei “giovani” scrittori, quelli che pubblicano la loro “prima FF”, o comunque ancora acerbi, diciamo, che si divertono a tinteggiare con colori fosforescenti il testo, a dargli grandezze spropositate, usando addirittura l’evidenziatore virtuale e uno dei caratteri più amati (il Comic Sans), finendo così col far tornare il lettore alla lista delle fanfiction per sceglierne un’altra. Risulterà più piacevole uno scialbo testo nero in confronto a un azzurro cielo a sfondo bianco.

Con quanto detto, non intendo screditare gli autori pittoreschi, perché si tratta sempre di un’opinione personale scaturita da anni di letture informatiche in cui i “casi” si sono ripetuti pressoché costantemente.  

Riassunte le tre tipologie di impaginazione che principalmente si incontrano, ho solo qualche consiglio da dispensare.
Un testo che si legga bene, e che allo stesso tempo abbia un tocco di accuratezza, è quello che inizia con un bel titolo centrato, anche di una grandezza un po' maggiore rispetto al resto, che lo segue con le “mandate a capo” giuste, e magari qualche spazio o “divisorio” (tre asterischi, così ***, o anche tre cerchietti °°°, o qualsiasi altra cosa) tra paragrafi con narrazioni differenti; alcune parole o pensieri enfatizzati dal corsivo/italico e accorgimenti simili.
Tutto allo scopo principale di agevolare un pubblico che preferisce, per volontà, minuti contati o in mancanza di stampanti, sedere e leggere direttamente dal pc, e passare così il tempo.

|| scribacchiato da Eneri intorno alle 17:33 ||
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• Categoria: questione di forma

Fan fiction o letteratura futurista?

[domenica, 10 febbraio 2008]


«Noi useremo perciò in una medesima pagina, tre o o quattro colori diversi d’inchiostro, e anche 20 caratteri tipografici diversi, se occorra.» (Filippo Tommaso Marinetti)

Quest'affermazione appartiene ad uno dei fondatori del Futurismo, avanguardia artistica nata all'inizio del XX secolo. Avanguardia in quanto sperimentazione e ribellione rispetto alla concezione precedente dell'arte, letteraria in specifico: si tratta del movimento poetico delle "parole in libertà".

Per quanto possiamo amare la sperimentazione e per quanto possiamo sentirci ribelli, come scrittori di fanfiction od originali che pubblicano su Internet non dovremmo prendere ad esempio o quantomeno alla lettera tale manifesto. Non dev'essere il nostro vademecum, insomma.

I siti che ospitano le nostre storie sono fondamentalmente di due tipi: moderati e non. Riguardo ai primi, le regole perché siano accettate sono molto rigide. E' d'obbligo l'uso di un codice HTML pulito, leggero e di una forma corretta: paragrafi ben allineati, testo rigorosamente di un solo colore e dimensione, estrema cautela nella formattazione.
Tacerò della forma sintattica e ortografica, di cui eventualmente parleremo in un'altra occasione: si tratta di puro ordine estetico, in modo da uniformare l'aspetto dei contenuti.

Nei siti non moderati, come EFP - o, in ambito internazionale, FanFiction.Net - c'è una tolleranza maggiore: e qui scatta, o dovrebbe scattare, il nostro buon senso. La responsabilità di fronte ai nostri lettori è quasi del tutto nostra.
Perché leggere dev'essere un piacere in primo luogo per gli occhi: colori accecanti o così tenui da risultare illeggibili su fondo bianco andrebbero evitati, così come font troppo grandi (o al contrario minuscoli).
Detto questo, un'opportuna formattazione del testo può risultare molto piacevole e aggiungere forza alla narrazione stessa.
Amo ricordare una drabble che scrissi tempo fa, in cui le parole di ognuno dei due personaggi avevano un colore diverso, che rispecchiava le sue origini. Anche il grassetto può essere utilizzato efficacemente per evidenziare una frase-chiave della storia o una battuta detta con enfasi. E i pensieri dei personaggi scritti in corsivo anziché tra virgolette, a mio modesto parere, danno un tocco di eleganza al testo.

Ma ogni volta che vi viene voglia di scrivere in fucsia, bold, size 18, resistete alla tentazione. Ne va della vostra credibilità di autori. Potrebbe forse trasformare un ottimo lavoro in qualcosa che nessuno avrà voglia di leggere e per il quale potreste ricevere una poco piacevole comunicazione dagli admin del sito. Scrittore avvisato...

|| scribacchiato da SakiJune intorno alle 17:52 ||
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• Categoria: citazioni, questione di forma

avviso

[lunedì, 04 febbraio 2008]

Il GSC ha già compiuto una settimana.
Io e Sakijune ci siamo messe giù col primo articolo, ma non ne sono seguiti altri al momento. Purtroppo e principalmente per colpa mia, temo.
Vi chiedo di scusarmi, lettori, se per questa volta userò il post per qualcosa di personale. Mi sono ripetuta fino all'ultimo di non poter riversare qui il mio stato d'animo, ma è proprio questo che mi sta impedendo di dedicarmi al GSC e a voi. Qui, dove mi ero detta che la vita avrebbe dovuto continuare senza impicci. Il problema, però, è che non so esattamente quando questo "continuare" potrà essere messo in pratica. Non da me, almeno per il momento. E SakiJune (scusami collega) non ne è ancora al corrente.
Per arrivare al punto intorno a cui sto girando, voglio spendere poche parole, quando ce ne vorrebbero a centinaia.
Una settimana fa se ne è andato un mio professore, molto importante per me, una delle persone che più stimavo. Ciò che è successo ha colpito tutti molto duramente. Io stessa sto provando qualcosa di amaramente nuovo che mi ha demotivata. Brutalmente detto, è stata un'amputazione inaspettata. Dolorosa, imprevista, che mi ha lasciata stordita e smarrita.
Non vi chiedo commenti di consolazione, perché questo è essenzialmente un avviso. Non so quando riprenderò questo progetto. Mi ci vorrà un po' di tempo e altrettanta serenità.
Scusatemi e abbiate pazienza.
Eneri

|| scribacchiato da Eneri intorno alle 20:32 ||
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drabble time!

[martedì, 29 gennaio 2008]

Come argomento principe di questa settimana è stato scelto il tema delle Drabble.

Bene, quanti di voi conoscono questo genere? Presumo una bella fetta di web, dato il rapido successo che hanno avuto. Prima però di lasciarvi all’articolo scritto dalla cara SakiJune che ha espresso la sua, definendo amabilmente le Drabble, ho l’onere di regalarvi qualche informazione in più su queste (s)conosciute.

 

 

Un po’ di storia?

 

Se qualcuno volesse intraprendere un salto nel passato e cercare qualche indizio ricollegabile al moderno, gli consiglierei di calibrare le coordinate della sua macchina del tempo sui secoli che vanno dall’Età Arcaica greca all’Età Imperiale romana del I secolo.

L’antenato più illustre delle Drabble è molto probabilmente l’Epigramma, dal greco “iscrizione”. Al tempo non si trattava di un vero e proprio genere letterario ed era legato soprattutto alle brevi descrizioni encomiastiche o funerarie, dedicate cioè a celebrare monumenti, personaggi illustri o periodi importanti.

Famoso è l’epigramma che, secondo lo storico greco Erodoto, Simonide dedicò agli spartani che combatterono valorosamente contro i persiani presso le Termopili:

 

« O straniero, riferisci agli Spartani che qui
noi morimmo per la patria, credendo nelle loro parole.
 »

 

La forma è ancora ben diversa da quella che oggi noi conosciamo, ma nei secoli successivi l’epigramma ha trovato la sua evoluzione prima in Età Ellenistica con il bibliotecario di Alessandria, Callimaco, più tardi con i poeti latini Catullo e Marziale, che diedero finalmente al genere una certa dignità letteraria, oltre che caratteristiche più o meno fisse e una connotazione marcatamente satirica. Secondo Marziale, che amava scagliarsi contro i “poetastri” del sul tempo ancora dediti a riproporre temi triti e ritriti densi di fitti intrecci mitologici, l’epigramma era l’unica vera poesia vicina all’uomo che potesse raccontarlo veramente.

 

Oggi le Drabble si considerano scorci di missing moment rubati a un manga, un anime, un libro o un film, ma anche e ancora intrisi di realtà, spesso di filosofia, sempre di passione.

Non mi dilungo a parlare di cosa rappresentino in sé, perché a questo ci penserà l’articolo di SukiJune. La mia funzione di oggi è puramente a scopo informativo :D

 

 

Un po’ di cifre

 

A drabble is an extremely short work of fiction exactly one hundred words in length […]

Una drabble è un componimento estremamente breve di cento parole esatte.

 

Questo è quello che la Wikipedia inglese riporta e che in sunto è la Drabble.

Sono stati anche coniati i termini “Dribble”, riferito a una semi-drabble composta da 50 parole e a questa segue la “Droubble”, che al contrario ne conta 200.

In genere – e per esperienza – si tende tuttavia a giostrare a piacimento queste cifre, e a volte la cesellatura finale (o come piace a me chiamarlo, il taglia e cuci) non sempre funziona così bene, e lo scarto di parole persiste. Ma non sarà mica un problema, vero? :P

 

 

La mia introduzione termina qui, cari lettori!

Prima di lasciarvi, però, vorrei avvisarvi che nel caso abbiate per la testa un articolo da correlare a questo, oppure – massì – pensiate di poter proporre una vostra Drabble come esempio, scriveteci! Siamo ancora alla ricerca di equipaggio da arruolare e le nostre comodissime amache vi stanno aspettando!

 

Alla prossima!

Ene-chan

 

 

°°°

 

 

Le drabble: queste sconosciute

 

La drabble perfetta è un frammento di prosa di senso compiuto formata da cento parole esatte. Sono ammesse deroghe fino a dieci parole di scarto, in più o in meno... ma se si hanno le idee chiare, scrivere una "vera" drabble, che comunichi un'immagine o un'atmosfera o dei pensieri in modo efficace, è tutt'altro che un'impresa impossibile.

 

La descrizione di una scena.

Un dialogo tra due personaggi.

Uno stream of consciousness (flusso di coscienza).

Il fine è sempre lo stesso: raccontare.

 

Non spetta a me decidere se sia più difficile scrivere drabble originali o basata su un fandom, in quanto non ho esperienza sulle prime.

In ogni caso, ridurre la narrazione all'essenziale senza privarla del suo fulcro evocativo presuppone ciò che sin dalle scuole elementari ci hanno insegnato a sviluppare (o avrebbero dovuto): capacità di sintesi. Ma la drabble non è il riassunto di una storia più lunga. E' la storia.

 

Come per tutti i "formati" narrativi, esercitarsi con costanza è il modo più efficace di migliorare il proprio stile. Ma trovo utile anche leggere i lavori degli altri: non per poi imitare il loro modo di scrivere, ma per percepire la differenza tra un paragrafetto che non suscita alcuna emozione e una drabble scritta con il cuore, che in poche frasi racchiude un piccolo mondo. Una volta compreso questo, saprete a vostra volta quando il vostro lavoro è buono e quando no. Ve lo assicuro.

[SakiJune]

 

|| scribacchiato da Eneri intorno alle 23:32 ||
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• Categoria: drabble time

Links&New Entry

[lunedì, 28 gennaio 2008]

Secondo giorno di vita!
GSC ringrazia chi ha già iniziato a visitare e commentare il blog e il progetto! Soprattutto da il benvenuto a SakiJune e al suo meraviglioso articolo d'esordio! E' questa la passione che stiamo cercando! Articoli di autori che amano quello che scrivono, a prescindere dal perché, ma che si lasciano di buon grado travolgere dall'ispirazione!

Un altro ringraziamento oggi va al forum "Il Regno dello Scrittore" che oggi ha aperto una discussione dedicata al GSC! Vi invito a visitarlo:

E' stato anche aggiunto il link al sito del romanzo Tracce Sporche che vi invito caldamente a visitare!

Non intendo rubare ulteriormente spazio al bellissimo post di SakiJune!
Alla prossima, lettori!

|| scribacchiato da Eneri intorno alle 17:17 ||
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• Categoria: new entry, links

Scrivere per chi?

[lunedì, 28 gennaio 2008]

"Hai un sacco di talento, insomma! Perché lo sprechi scrivendo quelle cavolate?"

Questo me lo sento dire mille volte al giorno, da ex-poetessa in stile dickinsoniano e scrittrice di racconti a sfondo politico, ora convertita alle fan fiction sul mondo di Harry Potter.

Ma immagino che anche l'insegnante di scrittura creativa di Stephen King gli abbia fatto notare la sua "insana passione" per l'horror, a sua volta.

Scrivere è libertà. E' come sognare: tutto ciò che non hai la fortuna o il coraggio di vivere e di pensare razionalmente viene trasportato nell'universo che hai scelto di creare.

Scrivere per se stessi, dunque... Forse un tempo. Quando non c'era l'opportunità di far conoscere i propri lavori senza pagare per la pubblicazione cartacea. Ma su Internet ora tutto è possibile o quasi... ed è allora che non si tratta più soltanto di soddisfare il proprio "bisogno di scrivere", ma il "bisogno di condividere".

Ecco la crescita vertiginosa dei siti web di originali e fanfiction, anche tematici, di questi ultimi anni, eccoci a imbottirci di competenze informatiche che mai ci saremmo sognate di imparare, pur di... CONDIVIDERE. Questa parola ha un significato talmente profondo ed importante, che persino chi è "contro la globalizzazione" riesce ad apprezzare questo aspetto della Rete.

Dall'altro lato c'è la "sindrome di Sherazade", la chiama King (ok, avete già capito che è tra i miei autori preferiti!), assalto alle navi che trasportavano i capitoli freschi di stampa dei romanzi d'appendice, le maledizioni lanciate all'indirizzo degli scrittori che decidono di terminare una saga... tutto questo si sta già verificando tra i lettori delle storie pubblicate on-line. Nothing old, nothing new.
Avidità di leggere ancora, di sapere non "come va a finire" ma "come continua": perché una storia che ci appassiona è un po' come la nostra vita, non vogliamo che abbia un termine.

Quando i due bisogni si incontrano, quello dello scrittore e quello del lettore, si crea un legame prezioso. Virtuale, certo... ma arricchisce davvero. Che si tratti di un polpettone storico o di una serie di drabble sui personaggi di Marmalade Boy.

"Perché sprechi il tuo talento?"

Per rendere felici gli altri. E per soddisfare la vanità del fanciullino che è in me, con buona pace di Pascoli.

|| scribacchiato da SakiJune intorno alle 15:34 ||
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• Categoria: ars scribendi

Parlando di ispirazione e citando poeti

[domenica, 27 gennaio 2008]

« I poeti sono come i bambini: quando siedono a una scrivania non toccano terra con i piedi. »

Stanisław Jerzy Lec

 

Penserete “l’ennesima pagina web dedicata alle fanfiction”. E fate bene, ma non del tutto.

Cominciamo a spiegare le funzioni e le incognite di questo blog dal titolo: Giovani ▪ Scrittori ▪ Crescesi.

Immagino che crescesi possa in qualche modo forviare. Non siamo una factory che si propone di sfornare provetti scrittori pronti a conquistare il pubblico: non è così semplicemente perché dietro al GSC ci sono (o meglio, al momento, c’è) solo alcune/i delle/dei tante/i maniache/i dello scrivere che popolano il web, forgiate/i dal fuoco di anni d’esperienza nel campo della pubblicazione online – e forse non solo così venerande/i.

Il GSC è “crescesi” perché la scrittura non si popola solo di parole nere su un virtuale o cartaceo foglio bianco: ogni frase ha dietro di sé un background, un intento che a volte solo l’autore conosce. Ma principale fonte di movimento dell’opera è l’ispirazione. Soave, brillante, fedifraga ispirazione. Una sorta di essence a cui piace presentarsi, come si suol dire, o con mille volti diversi, oppure nei momenti più improbabili e infattibili. Per esperienza, quando hai ben altre cose importanti da fare, l’ispirazione raminga viene a bussare e ti ritrovi combattuto tra il dovere e il piacere; quando giungi infine a una decisione, ovverosia assecondare l’Inopportuna, quella si intrattiene giusto un altro po’, per l’insano gusto di vedere le rughe formarsi sulla tua fronte prima di abbandonarti alla realtà dei tuoi compiti lasciati da parte.

 

« Le opere che uno scrittore fa con piacere sono spesso le migliori, come i figli dell'amore sono i più belli. »

Nicolas Chamfort

 

Bisogna però sottostare al giogo dell’ispirazione se si vuole scrivere, e se non si vuole impazzire. Quante volte è capitato che un’idea vi assillasse talmente tanto che l’unico modo per liberarsene fosse quello di scrivere? Riecheggia quasi la massima di Oscar Wilde “l’unico modo di resistere a una tentazione è cedervi”. Perché, a parità di volte, è successo anche che nello stesso momento in cui vi siete messi a sedere per sfogare le immagini vorticose della testa, siete rimasti a fissare la pagina linda con la punta della penna fissa sullo start. Eppure niente. A volte sembra quasi impossibile tradurre quel che proviamo in una forma abbastanza buona da soddisfarci.

Quando succede, cosa fare?

Non ho un’immediata risposta da darvi, un consiglio sul momento. Ma questa è un’altra “funzione” di GSC: raccogliere esperienze, pareri e consigli, niente di nuovo ma nemmeno niente di obsoleto. Si tratta di parlare, confrontarsi, di aiutarsi sulle strade dei personaggi, sulle trame originali, fanfiction o, anche, chiedere chiarimenti grammaticali, sintattici e di forma.

L’Ars Scribendi, per quanto antica, rimane versatile, legata all’ispirazione, sempre e costantemente alla ricerca di novità e alternative, di talenti e passioni.  

 

« Il pittore dà anima a una forma, il poeta invece dà forma a un sentimento e a un’idea. »

Nicolas Chamfort

 

Non ha un’effettiva spina dorsale questo post, solo idee confusionarie in una domenica scialba e, ahimé, priva di ispirazione. Tuttavia GSC è nato lo stesso, e ora, neanche fosse una società alla ricerca di impiegati, aspetta pareri, collaborazioni, proposte e tante tante tante idee possibilmente annegate nella fantasia.

Augurandovi buona serata, vi lascio con una frase che adoro, ma di cui non conosco l’artefice:

 

Once writing has become yout major vice and greatest pleasure only death can stop it.

(Una volta che la scrittura è diventata il tuo maggiore vizio e il tuo più grande piacere solo la morte può fermarla)

|| scribacchiato da Eneri intorno alle 21:48 ||
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• Categoria: citazioni, ars scribendi, le vie dell ispirazione

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